"La Linea Gotica in Toscana" a cura di Andrea Ventura, direttore dell'ISREC di Lucca, e Luca Baldissarra, docente di Storia contemporanea all'Univeristà di Pisa. Decimo episodio del video progetto "Pillole di Resistenza", curato dalla Rete toscana degli Istituti della Resistenza e dell'età conteporanea e promosso dalla Regione Toscana. #RaccontiamolaResistenza #25aprile2020 Con attenzione particolare al settore apuano - oggetto di un tardivo sfondamento alleato e quindi di un’occupazione tedesca che nei territori di Massa, Carrara e Pontremoli si prolunga sino all’aprile inoltrato del 1945 – Ventura ripercorre i presupposti strategici e militari che con l’avvio della campagna alleata in Italia avevano spinto le autorità tedesche a realizzare una grande linea di fortificazioni tra Massa (sul Tirreno) e Pesaro (sull’Adriatico) che si inerpicava per centinaia di chilometri tra le Alpi Apuane e l’Appennino. La Gotica – spiega Ventura - è nello stesso tempo una linea del fronte e di confine che separa due eserciti (Alleati e nazifascisti), due governi (la RSI e il Regno del Sud), due sistemi di occupazione (tedesco e alleato), due opposte esperienze politiche e di guerra. Ma al contempo la Gotica rappresenta anche uno spazio in sé, dove migliaia di lavoratori faticano nella costruzione delle difese, dove decine di migliaia di soldati provenienti da cinque continenti diversi si insediano e si preparano al combattimento, dove i fascisti collaborano con i tedeschi e compiono anche autonomamente stragi e rastrellamenti, dove i partigiani operano intensamente, dove le popolazioni vivono una quotidianità totalmente stravolta dalla guerra. La Gotica, in sintesi, è uno spazio che racchiude in sé la storia della Seconda guerra mondiale: non solo linea militare, ma anche demarcazione politica, ideologica e mentale, aspetti questi che Ventura ricostruisce puntualmente anche con l’ausilio della preziosa documentazione fotografica e documentale messa a disposizione, tra altri, dall’ISRA di Pontremoli.
Nell'occasione delle celebrazioni del 25 aprile, il consiglio di fabbrica della Cartiera Burgo ha invitato Luigi Benevelli, presidente ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia sezione di Mantova a parlare della lotta operaia e degli scioperi del 1944. Ecco allora il primo sciopero, quello del marzo del '44, nelle fabbriche di Sesto San Giovanni, la Pirelli, la Breda, la Martelli, nonostante le durissime repressioni, 15 partigiani fucilati e le deportazioni, la lotta non si fermò e il 21 settembre un altro sciopero, il 23 novembre un altro ancora. Furono i momenti in cui il fascismo si rese conto di aver perso consensi. Resistenza e lotta operaia di allora e testimonianza della solidarietà per lotta in difesa del lavoro che proprio i lavoratori della cartiera stanno mettendo in pratica da oltre un anno. Sentendo i racconti non sembra vero che a 70 anni di distanza, ancora adesso esistono delle lotte per il lavoro, il progresso e la democrazia.
In occasione dei 130 anni dalla fondazione della Camera del Lavoro di Cremona, la quarta in Italia, CGIL Cremona ha realizzato un filmato che ripercorre gli ultimi anni di storia dell'organizzazione attraverso i racconti e le memorie di chi l'ha guidata negli ultimi 30 anni. CGIL CREMONA 130 ANNI DI LAVORO E LA STORIA CONTINUA - I segretari Testi: Maria Teresa Perin e Paolo Losco Coordinamento progetto: Maria Teresa Perin e Paolo Losco Riprese e montaggio: Michele Mariani Credits e immagini: Archivio storico CGIL Cremona Centro ricerca A.Galmozzi di Crema Welfare Network di Gian Carlo Storti Si ringraziano per le testimonianze: Felice Lopopolo, Giorgio Toscani, Massimiliano Dolci, Mimmo Palmieri, Marco Pedretti, Elena Curci
Mario Anzani. Operaio ATM 40 anni, sposato con due figli. Apparteneva alla cellula clandestina del PCI. Tra gli organizzatori degli scioperi del 1944 fu arrestato dai fascisti della Muti il 4 marzo. Deportato a Mauthausen, trasferito nel sottocampo di Gusen dove, dopo 1 anno e 17 giorni di prigionia, venne ucciso. “Mi chiamo...” Storie di Antifascismo e Resistenza in ATM Facciamo (ri)vivere con voce e (di)segno chi pagò, con la vita, la scelta di fare la cosa giusta anziché quella facile. Versione completa su carta a cura della Sezione ANPI ATM, disegni (e tanto altro) di Gianluca Foglia “Fogliazza” rumori, suoni e musiche di Emanuele Cappa anpisezioneatm@gmail.com
La sezione ANPI 10 agosto 1944 racconta la storia di Dante Villa, abitante a Milano, deportato a Mauthausen nel 1944 in seguito agli scioperi iniziati a marzo dello stesso anno. Il video è stato realizzato grazie al nostro Gruppo Storia e alla regista Giulia Ciniselli.
In occasione della Giornata della memoria, presentiamo il portale della deportazione pavese, in collaborazione con l’Istituto pavese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea e con l’ANED provinciale. Pierangelo Lombardi, Maria Antonietta Arrigoni, Marco Savini insieme ad Antonella Campagna ne illustreranno i contenuti. Si tratta delle storie di ben 260 deportati, nati, residenti o arrestati in provincia, di cui 72 rimasti in Italia, a Bolzano, e 190 deportati oltre Brennero. I morti sono stati 139 in totale (più 7 morti dopo la liberazione e 4 ancora nel 1947 per le conseguenze del lager). La Giornata della memoria ha senz’altro il merito di avere esteso la sensibilità generale sulla Shoah. Schiacciata talvolta, però, su una sorta di “marketing memoriale” dal consumo veloce e rassicurante, l’occasione dovrebbe, invece, servire per rielaborare questa memoria, assumendola nei propri codici etici e culturali, affinché la consapevolezza del passato ci aiuti ad agire nel nostro presente. A una prima mappa ragionata della deportazione pavese sul finire degli anni’ 70 del secolo scorso, un progetto allora davvero pionieristico e frutto del lavoro di un gruppo di giovani ricercatori, si è aggiunto, in anni successivi e alla luce di nuove fonti e di nuove metodologie, un vero e proprio Dizionario biografico della deportazione pavese, affidato alla competenza sul tema di Maria Antonietta Arrigoni e Marco Savini. Ora quelle schede, già straordinariamente efficaci per impianto e correttezza metodologica, ma arricchite con nuove ricerche e nuovi dati ad opera degli stessi ricercatori, sono servite per realizzare il portale on-line dei deportati pavesi. È nostra convinzione che la scommessa intorno al Giorno della memoria dovrebbe riguardare proprio la costruzione di una coscienza storica attrezzata. Perché solo la storia può evitare i rischi della retorica negazionista, del revisionismo interessato, ma anche il rischio della “sacralizzazione” di una memoria che scarta tutto ciò che può porre problemi, in un’immagine epica e astorica che deresponsabilizza per il passato e per il presente. Dare voce ai deportati, recuperandone le singole storie, ci aiuta a riflettere dall’interno sulla macchina dello sterminio, insegnandoci una verità che diventa coscienza civile. Smontata nei suoi meccanismi interni, la macchina dello sterminio continua ad interrogare la coscienza dell’uomo contemporaneo, laddove la differenza tra totalitarismo e democrazia non si misura solo nell’esistenza di spazi aperti al dissenso e nella pluralità dei centri di potere. Ma anche, e soprattutto, si misura su una consapevolezza Perché, dopo che se ne sarà andato anche l’ultimo testimone, quando rimarremo soli a raccontare l’orrore della Shoah, non basterà dire “Mai più!” né rifugiarsi tra le convenzioni della retorica. Serviranno gli strumenti della storia. La serietà e la forza di un’argomentazione storica, soprattutto quando sembra spezzarsi il rapporto tra le giovani generazioni e l’immediato passato, sta proprio in quest’etica della ricerca e della verità dei fatti. Sapendo unire tensione etico-civile e rigore della ricerca scientifica. Quel che si è impegnato a fare negli anni l’Istituto pavese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea, in collaborazione con l’ANED provinciale.
In occasione del Giorno della Memoria, la Biblioteca "Paolo Borsellino" ha realizzato un video della mostra "Con le fabbriche, dalle lotte operaie alla libertà", allestita nell’atrio, sugli scioperi contro il fascismo e la guerra, organizzati in alta Italia nel mese di marzo del 1944. Giuseppe Calzati, presidente dell'Istituto di Storia contemporanea Pier Amato Perretta, racconta gli avvenimenti del '44 e la Resistenza operaia nelle fabbriche comasche, Tintoria Comense e Tintoria Castagna. Tra i lavoratori arrestati e deportati nei campi di concentramento tedeschi, a seguito della dura repressione degli scioperi, figurava anche Ines Figini che venne rinchiusa nei lager di Mauthausen, Auschwitz e Ravensbruck. In pochissimi fecero ritorno in patria e, tra loro, Ines Figini scomparsa lo scorso mese di settembre all'età di 98 anni.
Milano (askanews) - "Perchè la memoria del passato mi è tornata a 73 anni. Dio volesse che a voi non capiti ciò che la mia generazione ha subito per gli sbagli del potere". Il ricordo di una protesta storica, lo sciopero dei tranvieri milanesi che nel marzo 1944 aprì la strada alla lotta per la liberazione dal nazifascismo. 70 anni dopo Milano racconta quei momenti nello spettacolo teatrale "Officine e libertà. L'onda della Madonnina", di e con Gianluca Foglia, creato da Anpi, con il Patrocinio del Comune di Milano e il contributo di Atm Azienda Trasporti Milanesi Spa, Fondazione Atm e Società di Mutuo Soccorso "Cesare Pozzo". La prima nazionale, aperta alla città, va in scena il 22 marzo sul luogo storico della protesta, il deposito Atm in via Teodosio, zona Lambrate. "La resistenza all'Atm non brilla per essere la Resistenza armata, non è fatta di episodi di sparatorie". "Allora c'era da avere anche un po' paura perchè questi tedeschi erano tutti armati". Le voci e i racconti di chi c'era permettono di rivivere quei momenti, quando l'astensione dal lavoro di una settimana costrinse Mussolini a mandare i soldati a guidare i tram milanesi. Un'azione che fece guadagnare ai lavoratori di Atm la medaglia d'oro della Resistenza.
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