12 INTERVISTA Mario SEVESO

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Mario SEVESO Nato a Brugherio il 30 novembre 1926 da Silvestro e Albina Barbieri Operaio della 1a Sezione alla Breda di Sesto San Giovanni. Qualifica di partigiano della 108a Brigata Garibaldi SAP di Sesto San Giovanni e Diploma medaglia Garibaldina. Giovane staffetta partigiana alla fabbrica Breda. PROFILO Nel 1943, Seveso era un ragazzo di sedici anni e, durante le azioni partigiane, venne utilizzato come sentinella (palo) e staffetta nel corso di molte azioni. Pur essendo armato, non partecipò mai ad azioni armate pericolose. La sua famiglia di Brugherio era numerosa e, durante la Guerra, trascorse la maggior parte del tempo a Sesto San Giovanni. L’INTERVISTA I suoi primi contatti con il movimento partigiano avvennero nel 1943 alla Breda di Sesto dove lavorava. Le condizioni di sfruttamento erano estreme e lavorò per anni a ritmi estremi fino a 16 ore al giorno. Già dai primi giorni, Seveso fu reclutato dagli operai partigiani più anziani che lavoravano con lui. Gli proposero di aiutarli contro i fascisti. Poi in fabbrica c'era Giuseppe Carrà che faceva l'impiegato ed era una figura di comando. Nel 1943, Seveso era un ragazzo di sedici anni e, durante le azioni partigiane, venne utilizzato come sentinella (palo) e staffetta. Fece il palo nell’azione di uccisione di un fascista graduato del distaccamento “Aldo Sette” della Brigata Nera Resega, che aveva la sua sede a Crescenzago. Faceva la staffetta anche quando veniva qualche politico a parlare in fabbrica clandestinamente contro i fascisti alla Ercole Marelli e alla Magneti Marelli. Assieme alle altre staffette, copriva la fuga del politico. L’indimenticabile arresto da parte dei fascisti di un operaio suo capetto che fu deportato a Mauthausen. I tedeschi che c'erano negli stabilimenti non erano cattivi, lo erano di più i fascisti: erano prepotenti e ti prendevano a calci. Quando tornava a casa alla sera, la madre piangeva sempre. Seveso teneva una pistola sotto il cuscino. Aveva quattro fratelli. Uno era soldato e non è più tornato. Un altro fratello era alla Magnaghi a Turro e l'altro, Peppe, era rimasto a Baraggia. Quello che lavorava alla Magnaghi riparava le armi. Seveso gliele portava e lui le riparava. Rimase alla Breda nove anni. Dopo la guerra, fu licenziato dalla Breda e andò a lavorare alla Prentice di Brugherio. Ripensando a quegli anni di fuoco, non tornerebbe più indietro a fare quello che aveva fatto. A 17 anni c’era molta incoscienza di fronte al pericolo e alcune volte non era pienamente consapevole di ciò che faceva. Non ebbe mai paura dei fascisti e li odiava perché avevano bastonato suo padre molte volte. Quando il padre tornava a casa dal lavoro dalla Falck, passava per i campi perché sulla strada lo fermavano e i fascisti lo picchiavano. La madre gli diceva sempre: ricordati di tuo padre e delle botte che ha preso! Anche la madre era antifascista. L’arresto dei gerarchi fascisti di Brugherio da parte dei partigiani. Li trattennero per più di un mese. Poi arrivò un ordine del Comando di Milano e furono rilasciati perché ritenuti senza colpe importanti. Durante il fascismo, da bambino, era iscritto alla GIL e a scuola era vestito tutti da Balilla come i suoi compagni. Sciviero fu il suo maestro: era un povero diavolo che andò soldato come sottotenente e la sua storia fu molto ambigua. Non fece parte delle Brigate Nere, ma fu comunque un fascista. Fu ucciso con altri. La guerra si sentiva, non c'era più niente da mangiare e poi c'erano i bombardamenti come alla Torazza, alla Centrale Elettrica. Venivano gli aerei e passavano sopra Brugherio e a Baraggia c'era il faro dell'antiaerea usato dai tedeschi. Noi stavamo nascosti sotto il fienile a guardare e le donne scappavano tutte con la borsetta in cerca di un rifugio. La sede del Fascio di Brugherio rimase tale fino al 25 luglio 1943; poi i fascisti sparirono tutti. Alla fine della guerra, i partigiani riconsegnarono le armi agli alleati a Sesto San Giovanni. I tedeschi che erano alla Breda non opposero resistenza. Gli consegnarono dei vestiti per andare a casa in borghese. Avevano paura e hanno lasciato le loro divise. Poi gli fecero anche un permesso per passare, perché se qualche pattuglia partigiana li avesse fermati, con quella carta usata come lasciapassare non sarebbero stati fermati. (ANPI Brugherio)